Ecco a voi quindi le favolose tagliatelle al prosciutto! Cliccate sull’immagine per leggere la ricetta completa e scopriamo insieme qualche notizia in più su questo piatto!

enologica 2010
Questa volta ve lo diciamo prima, tenetevi liberi questo weekend. A partire da venerdì 19 novembre 2010, infatti si terrà a Faenza Enologica 2010, il salone del vino e del prodotto tipico dell’Emilia Romagna.
Fino al 21 novembre presso il Centro Fieristico di Faenza, sarà possibile fare un vero e proprio tour goloso: ci saranno degustazioni di vini (Champagne, Chablis, Gewurtztraminer), di prodotti tipici (lumache, piedino di maiale e lepre, per esempio) oppure affrontare un vero e proprio pasto completo presso una vera e propria osteria allestita all’interno dello spazio.
C’è anche uno spazio dedicato agli chef – Teatro dei Cuochi – dove potrete incontrarli e scoprire come promuovono il loro territorio (quest’evento è a prenotazione obbligatoria e a pagamento). Insomma, non resta che organizzare un bel viaggietto, siete pronti?
Michelle, la nostra Americana a Parma, nel post di oggi ci racconterà, con la sua inconfondibile simpatia, la sua fantastica esperienza nel Regno del Parmigiano Reggiano: il Signore dei formaggi!
Il Parmigiano Reggiano è considerato uno dei Re dei formaggi, e devo dire di essere fortunata a vivere nella sua zona di produzione.
Ho visto da vicino il caseificio e le fattorie, dove una precisa razza di mucca viene impiegata per la realizzazione di questo prodotto, in accordo con il Consorzio. Ho scoperto che esiste anche la versione non OGM fatto dalle Fattorie Ferrarini, che è un’altra evoluzione di quest’antico formaggio ancora più buona.
Prima di vedere tutto il processo, mi chiedevo, “Cos’ è il vero Parmigiano Reggiano?” Da noi in America, abbiamo il “Parmesan Cheese” che, è decisamente differente. Questo formaggio non si mangia a pezzi grossi a tavola come qui, ma è solo utilizzato per in aggiunta sulla pasta.
Il Parmigiano Reggiano è sicuramente uno dei formaggi più importanti per l’Emilia-Romagna, ma io direi anche per tutta l’italia e forse il mondo. Esagero? Ma chissà, so solo che dopo il primo morso di quei deliziosi bocconcini salati non posso più tornare in dietro.
Sapate che è stato il primo formaggio ad essere mandato nello spazio? E’ stato utilizzato infatti per nutrire nella maniera corretta le ossa degli astronauti!
Il Parmigiano Reggiano DOP, viene prodotto solo nelle zone di Parma, Modena, Reggio Emilia, e alcuni paesini vicino a Bologna e Mantova; non ci sono tantissimi produttori certificati dal Consorzio di Parmigiano Reggiano…più o meno sono in 400 in tutta Italia e ogni anno vengono prodotti 2.7 milioni forme di Parmigiano, ognuna dal peso di circa 60kg!
Gli appassionati di questo formaggio sono d’accordo nel dire che il buon Parmigiano Reggiano parte dalla mucca, dal suo latte e, ancor prima, dalla sua alimentazione.
Per il Parmigiano Reggiano non OGM, le bestie non sono alimentatie con mais o soia, ma con cereali coltivati nella terra di proprietà Ferrarini. Infatti, Fattorie Ferrarini possiede 1800 ettari di terra nelle colline Reggiane, di cui 90% viene dedicata alla crescita di cereali per le bestie e il loro allevamento.
Dopo le fasi iniziali, cioè la lavorazione del latte fresco (misto tra parzialmente scremato e intero), l’aggiunta del caglio e la formazione della cagliata, questo formaggio è pronto per la salatura e la stagionatura. Dopo un bagno in vasca salata per qualche settimana, il formaggio viene marcato con il marchio del Consorzio e lasciato stagionare per almeno 12 mesi in una sala fatta apposita.
Finito questo primo tour, ho assaggiato un pezzetto di Parmigiano da una forma di formaggio aperta. Il responsabile della produzione mi guardava con orgoglio (giustamente)e mi sorrideva mentre lo assaggiavo. “Allora?….”(mi disse) “…com’ è?” Non sapevo come rispondere perché ero rimasta senza parole. Dopo un mio cenno soddisfatto, lui ha capito tutto. In quel momento abbiamo condiviso questa passione per un formaggio tradizionale, importante, e indimenticabile.
Michelle
Sono Michelle, una ragazza americana a cui piace mangiare. Ecco, so cosa pensate, “ah si, questi grassi americani, mangiano sempre le porcate, non hanno una cultura del cibo…” Purtroppo, questi stereotipi, un po’ sono veri, ed è per questo che sono qui in Italia!
Dopo il mio primo pasto qui, ho capito che non potevo più tornare in dietro. Mi sono trasferita in Italia a studiare Scienze Gastronomiche per poter diventare una vera golosa professionale! Ora sto effettuando uno stage presso Ferrarini e unisco la mia passione andando in giro a conoscere i produttori dei sapori italiani.
Pur abitando da poco a Parma, non posso non apprezzare la bontà del Prosciutto Crudo di Parma.
Fortunatamente, ho avuto l’opportunità di visitare il prosciuttificio Ferrarini, nella la terra del maiale. Dopo aver visto la lavorazione di questo salume mi sento quasi già esperta! Dalla macellazione del maiale alla salatura della coscia fresca fino alla stagionatura del carne; sono stata quasi inebriata dopo aver osservato l’intero processo.
Ho visto negli occhi del produttori la loro passione nel fare questo prodotto tradizionale emiliano. Dopo aver sentito il dolce profumo del prosciutto stagionato, non vedevo l’ora di mangiarlo! Ho imparato che la tradizione nel preparare il Prosciutto di Parma è rimasta immutata per secoli, infatti ha una storia più antica del mio paese: l’America. Che spettacolo!
Non avevo mai sentito l’odore della carne fresca. In America, ho sempre visto la carne già confezionata nel supermercato, non ho quasi mai pensato all’animale da cui vengono queste carni. Invece, se giro per la città faccio qualche domanda ad un qualsiasi cittadino parmigiano, la maggior parte sa come si fa il prosciutto e dove abitano gli animali; mi ha fatto piacere vedere questa connessione diretta tra il produttore e il consumatore, meno spiccata dalle mie parti.
Comunque, tornando a questo prosciutto che mi cambiato la vita, ho imparato che per diventare un Prosciutto di Parma DOC, il Consorzio ha precise regole che devono essere rispettate e che riguardano la terra, gli animali stessi, la loro alimentazione e via via altri dettagli riguardanti il processo della lavorazione del prodotto.
La prima cosa importante sono le colline di Parma, Reggio Emilia; sono perfette per l’ allevamento dei maiali e per la stagionatura del prodotto finito. Per diventare prosciutto di Parma, infatti, i maiali devono essere allevati solo in queste zone e mangiare una razione mista di cereali prodotti localmente, insieme ai resti della lavorazione del Parmigiano Reggiano.
Ecco perché alla fine questo prodotto ha un gusto leggermente dolce che é inconfondibile! La salatura deve essere fatta a mano ed è completamente naturale. Dopo 12 mesi di stagionatura in una sala speciale che utilizza l’aria particolarmente umida della zona, il prodotto è valutato dai professionali del Consorzio. Se ha tutti i requisiti, il prosciutto viene marchiato con la certificazione del Consorzio e sarà pronto per essere consumato.
Fin dalla prima fetta che ho assaggiato, con la sua consistenza morbida e delicata, ho capito perché questo prodotto ha una lunga storia di successo. La verità è che prima di questa fetta di prosciutto, non avevo mai mangiato la carne del maiale e ora non posso più tornare in dietro!
Dopo aver visto la produzione tradizionale, mangiare il prosciutto é stato come leggere una bellissima storia. Per gli americani, il cibo italiano é romantico e solo adesso capisco il perché.
[foto via La Repubblica di Parma]
Oggi, 20 luglio 2010, entra finalmente nel vivo la manifestazione Il gelato nel piatto promossa dalla rivista Informacibo.
L’iniziativa, che continuerà fino a domenica 25 luglio 2010 è interamente dedicata al gelato d’Alta Gastronomia e coinvolge i più grandi chef di tutto il mondo, intenti a realizzare il miglior connubio tra gelato e Prosciutto di Parma/Parmigiano Reggiano. Durante questi sei giorni infatti, sarà possibile assaggiare le differenti creazioni nei 100 ristoranti selezionati dalla rivista (mappa).
Su Informacibo, verranno inserite man mano tutte le ricette realizzate. Se qualcuno di voi volesse già cimentarsi, può iniziare, ad esempio, con la proposta dell’Enoteca Pinchiorri.
Potete anche seguire gli aggiornamenti live su twitter.com/gelatonelpiatto
[via La Repubblica]

cassetta di cipolle
[via Eric Perrone]
Se questo weekend avete ancora le idee confuse e non sapete in che direzione muovervi, potreste fare un salto a Medicina [mappa], in provincia di Bologna.
A partire da domani, venerdì 9 luglio, fino a domenica 11 luglio, la cittadina ospiterà la decima edizione dell’Antica Fiera di Luglio, altrimenti ribattezzata Fiera dell’Agricoltura – Medicipolla.
Oltre all’esposizione di macchine agricole, alla partecipazione del Consorzio della Cipolla IGP e della Confraternita della Magnifica Cipolla, ci sarà anche un’invasione di bikers e si tenterà di battere il record del 2008 realizzando la frittata più lunga del mondo. Ovviamente con cipolle.
Se passate, fateci sapere com’era!
Per ulteriori informazioni, visionate il sito di ProlocoMedicina
Buongiorno e buon Venerdì Santo a tutti i nostri amici di MadeinKitchen! Il primo appuntamento della giornata è con Paola e la sua rubrica sulla Cucina dell’Emilia Romagna…
Oggi propongo un profumato pasticcio di maccheroni alla ferrarese chiamato dai ferraresi al pastiz. Una crosta di pasta frolla dolce, ripiena di maccheroni pasticciati con ragù bianco, besciamella, funghi, noce moscata e tartufo.
Secondo la ricetta tradizionale, i maccheroni dovrebbero essere piccoli e rigati, il ragù confezionato con salsiccia, vitello e maiale, i tartufi dovrebbero provenire dalle campagne ferraresi.
Porzioni 6
Tempo di preparazione 3 ore
Difficoltà 3
Prezzo indicativo 13 euro
Ingredienti
per la pasta frolla:
Per il ragù:
Per la besciamella:
Inoltre:
Preparazione
Preparate la pasta frolla e tiratela in due dischi del diametro di 30 cm, con uno spessore di 2 cm. Per il ragù, rosolate nell’olio il sedano, la carota e la cipolla tritati, aggiungete le carni, sale, pepe e i funghi, preventivamente ammollati, strizzati e tritati.
Bagnate con il vino e, quando è evaporato, aggiungete il dado, coprite con acqua e fate cuocere a calore moderato per circa 2 ore. Nel frattempo preparate una besciamella con gli ingredienti indicati. Cuocete la pasta molto al dente, scolatela e conditela con il ragù, la besciamella, parmigiano grattugiato e scaglie di tartufo.
Lasciate intiepidire la pasta condita e con essa farcite uno dei dischi di pasta frolla preparato, dando con le mani una forma a cupola. Coprite con l’altro disco di pasta, saldate il bordo a quello sotto, tagliando la pasta in eccesso. Spennellate il pasticcio con un tuorlo d’uovo sbattuto e infornate per circa 25 minuti nel forno già caldo a 175°.
Foto di Pat Fotoblog
Quest’oggi Paola ci propone una ricetta dolce pasquale per la rubrica sulla cucina dell’Emilia Romagna…
Si avvicina la Pasqua e tra le tante specialità dell’Emilia Romagna ce n’è una che rappresenta l’icona per eccellenza di tutti i dolci Romagnoli: la pagnotta pasquale.
Anche se nasce come un dolce tipicamente pasquale si fa praticamente tutto l’anno presso i fornai locali. È un dolce molto semplice preparato secondo antiche ricette e da sempre allieta la tavola di tutti i romagnoli.
Questa è la ricetta tradizionale pubblicata da Vittorio Tonelli nel suo libro “A tavola con il contadino romagnolo”.
Porzioni 6/8
Tempo di preparazione 10 minuti+lievitazione
Difficoltà 3
Prezzo indicativo 5 euro
Ingredienti
Preparazione
Unite alla farina la pasta lievitata, lo zucchero, lo strutto, la scorza di limonee la vaniglia.
Sciogliete il lievito di birra in un po’ di acqua tiepida, aggiungete la farina e formate un panetto, unitelo agli altri ingredienti e impastate, aggiungete 9 uova e il sale e l’uvetta e impastate fino ad avere un composto omogeneo.
Lasciate lievitare l’impasto per almeno 4 ore e mettere in forno a 160° fino a quando non risulta ben cotta e dorata in superficie.
Cari amici di MadeinKitchen, oggi continuiamo con la rubrica dedicata alla cucina dell’Emilia Romagna, presentata da Paola…
Che ne dite di finire un buon pranzo con un ottimo nocino? E’ un infuso ricavato dalle noci con una gradazione alcolica di 50°, cremoso e di colore bruno. Il più famoso è quello di Noceto al quale dedica l’ultima domenica di settembre il “Concorso del nocino e delle torte di noci” la cui prima edizione risale al 1983 e “Un cocktail con il nocino di Noceto” organizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Barman E Simpatizzanti (AIBES).
La tradizione vuole che le noci vengano raccolte nei giorni vicini alla festa di San Giovanni, il 23 giugno, messe in infusione in alcol con aggiunta di zucchero e di piccole quantità di aromi, quali cannella, chiodi di garofano, scorza di limone.
Porzioni 10
Tempo di preparazione 10 minuti+infusione
Difficoltà 2
Prezzo indicativo 15 euro
Ingredienti
Preparazione
Si tagliano le noci e si mettono a macerare con l’alcool, le spezie ed il limone; si lascia in infusione il tutto per 40 giorni al buio e al fresco, ricordando ogni tanto di agitare il vaso a chiusura ermetica.
Si filtra poi il tutto e lo si aggiunge allo sciroppo, fatto con acqua e zucchero scaldati, quando questi si è raffreddato. Si lascia ad invecchiare per almeno un anno, e in ogni caso più matura meglio è.
Questa mattina Paola ci delizia con la versione emiliana delle melanzane alla parmigiana…
Eccomi di nuovo con una ricetta sfiziosa, le melanzane alla parmigiana-emiliana. La ricetta della parmigiana varia da zona a zona e addirittura navigando sul web ne ho trovate alcune mai viste: dalla ricetta light a quella con le uova sode, con la provola o con il prosciutto… beh io oggi vi voglio proporre la ricetta che ho trovato sul ricettario di mia mamma.
Porzioni 4
Tempo di preparazione 1 ora
Difficoltà 2
Prezzo indicativo 4 euro
Ingredienti
Preparazione
Si tagliano le melanzane a fette di mezzo centimetro circa e s lasciano in uno scolapasta perchè possano perdere il liquido in eccesso.
Nel frattempo si mette la passata di pomodoro in un pentolino e si fa cuocere con un filo di olio, cipolla e basilico. Si friggono le fette di melanzana in olio ben caldo e una volta finito di friggere si inizia a comporre la parmigiana.
In una teglia si fa uno strato di melanzane, si aggiunge un pò di passata di pomodoro, una manciata di parmigiano e una fetta di mortadella, e si continua a strati fino ad esaurimento degli ingredienti.
Si cuoce in forno per 20 minuti a 180°.
Foto di barisione