Inauguriamo la rubrica “I luoghi del food” con questa recensione inviataci da Maria Laura che apre la strada ad una sezione che vuole essere quanto più possibile aperta ai vostri contributi…quindi sbizzarritevi, dalla gelateria al ristorante stellato, dalla fraschetta al nuovo lounge bar…scrivete scrivete scrivete!!!…
…Una mattina ti svegli e fuori non è neanche tanto caldo, ma tu hai voglia di qualcosa di fresco, magari.
Vai in cucina, metti su il caffè e ti accorgi che hai solo biscotti con cui fare colazione: buoni; ma anche: secchi, pastosi, burrosi e capaci di far pensare a un forno acceso, che non è proprio la prima cosa cui pensi quando senti alla parola “Fresco”.
Ti vesti e mentre attraversi la città per andare a parcheggiarti dove lavori, magari l’idea ti viene in mente così, senza pensarci troppo: oggi pranzo con un gelato.
Però. Però anche il gelato, mica è più tanto facile trovarlo buono…ormai lo fanno tutti; e tutti affermano che è “artigianale”, nonostante i colori fluorescenti facciano spesso pensare che sulle etichette dovrebbe essere scritto: “liberamente ispirato a…”, piuttosto che il nome del… gusto stesso: ma tu hai voglia di gelato.
Te lo senti sulle labbra, riesci quasi ad assaporare l’irruenza della nocciola e il fragore della crema spintonata da un serio cioccolato, tutti in bilico su un’(i)conica cialda croccante.
Le alternative, nella città che ha addirittura un palazzo (Fassi) dedicato al gelato, ci sono, eccome: ma non sono tutte uguali.
Mettiamo che coincidenza voglia far sì che il tuo ufficio sia in una zona non troppo distante da Viale Libia e mettiamo che per puro caso tu stia leggendo questa recensione mentre dovresti lavorare (noi, appoggiamo): esci e comprati un gratta e vinci, perché oggi è un giorno fortunato.
Comprato il gratta e vinci, però, fai due passi in più, e arriva in cima a via Nemorense: ad attenderti ci sarà un incantesimo che ti farà dimenticare anche la delusione di non aver vinto e probabilmente anche il fatto che devi tornare in ufficio. Ad attenderti, c’è La Fata.
La Fata è la gelateria che una come me odia, perché a me i posti dove mangio, anche i miei preferiti, piace riuscirli almeno un po’ a criticare: ma con lei non ci sono mai riuscita; e dire che le (li) ho provate tutte (tutti, i gusti).
Ho assaggiato sedano e lime, sicura che avrei detto: “Bella trovata: ma è come l’arte contemporanea….più interessante il titolo dell’opera…” (si, sono così snob); ho osato avventurarmi nelle morbidose pieghe del gusto Cheesecake ai mirtilli, essendo un’estimatrice della medesima torta, convinta che avrei potuto affermare “eh eh, sa di burro e Philadelphia, come tutte le Cheesecake fatte male…”; ho forzato i limiti del mio desiderio provando perfino il gusto Baklava, che credevo mi avrebbe disgustata, lo sapevo proprio, visto che dopo due morsi lo fa anche il dolce stesso e mi sono lasciata confortare freddamente dal gelato alla Zucca con i suoi semi caramellati, pregustando l’eccesiva dolcezza ai limiti dello stucchevole.
E invece no.
Dai gusti più classici, come crema, fiordilatte, nocciola, pistacchio (all’assaggio del quale ho finalmente compreso cosa intendessero i fedeli raccolti davanti al Vaticano con “Santo Subito”), alle sperimentazioni più semplici, come la Crema Agnese (caramello e un pizzico di ingrediente segreto), Ricotta ed Agrumi, Cioccolato bianco e pinoli, giungendo poi alle vere..magie della fata (provare Riso venere nero con boccioli di rosa o Pere, porto e sambuco per iniziare …), non sono riuscita una sola volta a criticare l’opera d’arte in questione. Mi sono limitata a diventarne dipendente: tra poco apriranno i GA (Gelatai anonimi), lo so.
Se non bastasse il palato, a decretare la perfetta e indiscussa superiorità gelatica (gelatosa non era meglio) della Fata, volete sapere perché Maria Agnese ha deciso di smettere di fare l’attrice e aprire una gelateria?
Nel 2003 ha scoperto di essere celiaca, ovvero intollerante al glutine; fin da piccola nutriva anche lei una profonda passione per il gelato e il pensiero di non poterlo mangiare più non le piaceva per niente. Ora: il glutine è la proteina del grano, che cavolo c’entra col gelato?
Come molte cose (e quasi tutte in -anti), non dovrebbe entrarci nulla, ma essendo la maggior parte dei gelati prodotti con preparati industriali in polvere, di frequente dentro c’è molto di più di quello che ci aspetteremo; tra questi “in più” spesso compare la farina, il glutine o simili ingredienti, che rendono il gelato non godibile da chi soffre di intolleranze di diverso tipo.
La Fata, invece, la può andare a trovare chiunque: il gelato è totalmente privo di glutine, fatto con ingredienti naturali al 100% che vengono reperiti nelle zone migliori (per ciascuno) d’Italia, frutta compresa; con lei è effettivamente possibile far fare merenda ai propri figli mettendo d’accordo il loro gusto con la propria coscienza: cosa rara quanto le uova non in polvere, ormai.
E poi…avete presente quei regali che li ricevete e non sapete cosa sono, ma vi piacciono già solo per la carta che li avvolge? Quasi vi fa impressione aprirli, per paura di rovinare quell’incanto fatto apposta per essere lacerato.
Il gelato della fata è un po’ così: ve lo poseranno in mano avvolto in una biscottante cialda, anch’essa senza glutine e fatta a mano…fatta a mano da LEI! La Fata! L’unica che da mandorle e cardamomo trae qualcosa di così meraviglioso da far impallidire i migliori pasticceri di Damasco.
La cialda, vale il gelato. E il gelato la cialda. Ed entrambi valgono i prezzi oltremodo gentili della bionda fata. Ammetto che ogni volta sono tentata di chiedere che un secondo cono venga posto sulla cima della pila dei cinque gusti, ma ci tengo a mantenere quel minimo di dignità quando esco a mangiarlo.
Entrambi, fidatevi, valgono la vostra pausa pranzo.
Vorrei concludere dicendo qualcosa di negativo, ma non riesce a venirmi in mente nulla, per cui penso dovrò tornare di frequente a visitare il luogo in questione per riuscire a scovare la pecca: è una questione di professionalità, ovviamente.
Gelateria Fata Morgana
http://www.gelateriafatamorgana.it









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